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La storia

Tra storia, tradizione e leggenda nasce l’azienda agricola “Grotta delle janàre”, situata nel comune di San Lorenzo Maggiore, in provincia di Benevento, proprio al centro dell’incantevole paesaggio sannita.

La denominazione della cantina ci riporta all’antica leggenda delle janàre: streghe che nelle notti del martedì e del venerdì volavano nei cieli del Sannio compiendo malvagità e azioni punitive.

 

Le janàre

 

‹‹Sott’àcqua e sòtta vjèntë, sòtt’a la nòcë dë Benevièntë!(Sotto l’acqua e sotto il vento, sotto il noce di Benevento››: era questa la formula che le malefiche donne ripetevano per ben tre volte e, dopo aver cosparso il proprio corpo di unguenti magici, spiccavano in volo dirigendosi in luoghi non molto distanti. La janara solitamente si recava in casa di vicini per mettere in atto piccole vendette mossa da sentimenti personali oppure per prendere parte alle periodiche riunioni ufficiali, i cosiddetti sabba. Spesso ella agiva in modo da rivendicare scortesie ricevute o per esprimere con forza quella personalità femminile repressa dalla società. La perfida donna riusciva ad entrare nelle abitazioni attraverso piccole fessure o solo oltrepassando il buco della serratura. Il suo arrivo era in genere segnalato da un soffio di vento improvviso. Bersaglio prediletto erano i bambini che venivano paralizzati facendo pressione sul petto e togliendo loro il respiro. Per tale motivo, un’usanza radicata nel Sannio, persa solo da qualche decennio, era l’abbetièllë, termine dialettale che indica un amuleto a forma di cuscinetto contenente piccoli oggetti metallici,  l’immagine di un santino ed erbe magiche, che ogni mamma appendeva al collo di ogni figlio in segno di protezione.

 

Il ponte e le “Coste delle janàre”

 

Ma se ad essere noto è soprattutto il mitico noce beneventano, intorno al quale, avvenivano i sabba notturni, esiste anche un altro suggestivo luogo consacrato alle streghe sannite: il ponte delle janàre, collocato tra Guardia Sanframondi, San Lupo e San Lorenzo Maggiore e costruito sull’omonimo torrente. Nel corso dei secoli, l’acqua ha scavato una profonda fenditura nelle rocce creando suggestive grotte. Le due sponde molto scoscese sono dette “Coste delle janàre” ed è proprio qui che sorge l’azienda vinicola.

La leggenda narra che, una volta, tutte le janàre della zona si riunivano là,  sotto questo ponte in cui si apre un profondo dirupo. Andando ancora più a ritroso nel tempo, racconti popolari raccontano che, tanto tempo fa, un marito ed una moglie adottarono una bambina nata dall’unione amorosa tra un diavolo e una strega, che divenuta ragazzina faceva la pastorella nel bosco. Un giorno, ella attirò l’attenzione di un uomo che arrivava dalla limitrofa zona di Limata. La fanciulla, che era solita bagnarsi  nelle acque del torrente fiume, mostrando la sua bellezza attirò l’uomo il quale, tuttavia, rifiutò con la  forza. Il vecchio nobile,  indignato, decise di vendicarsi, andando a raccontare nel paese che aveva visto quella ragazza praticare arti magiche e azioni peccaminose col diavolo. La gente s’impressionò, si spaventò e affogò l’innocente ragazza nell’acqua mentre pascolava vicino al fiume. Non riuscirono a recuperare il corpo morto della donna perché il vortice la risucchiò. Da quel giorno, tutti quanti iniziarono a raccontare che ogni tanto il fantasma dell’affascinante ragazza  compariva sopra la roccia del ponte e poi scompariva. Un nipote di quel nobile di Limata, sentì questa storia e volle accertarsi della sua veridicità. Egli si nascose dietro un masso e dinanzi i suoi occhi comparve lei. S’innamorò subito e mentre cercava di toccarla, cadde nel fiume e non fu più trovato. Si narra che parecchie persone scomparivano in quel fosso, incantate dalla struggente bellezza di quella giovane.